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lunedì 9 marzo 2009

Rumble Fish



Bellissimo film di Francis ford Coppola, visto quasi per caso venerdì pomeriggio, ha lasciato forti segni (come quello di Rusty che guarda caso non si rimargina per tutta la durata del film) nella mia mente e di cui vi voglio rendere partecipi.
Cito intanto da da MyMovies la trama: "Nella Tulsa (Oklahoma) degli anni '60 il sedicenne Rusty (M. Dillon) vive col padre, avvocato fallito e alcolizzato (un ottimo D. Hopper da Oscar), e sogna di diventare come il fratello maggiore (M. Rourke), leader del quartiere, eroe solitario a cavallo della sua moto."

Due scene più delle altre mi hanno colpito:

"Ogni tanto qualcuno vede il mondo diverso dalla gente comune ma non vuol dire che è matto.. una diversa piu acuta percezione delle cose non significa follia, benchè a volte possa capitare che questa percezione possa portare alla follia"
".. Ha sbagliato parte e commedia.. è nato nell'epoca sbagliata sulla sponda sbagliata del fiume, con la capacità di poter fare tutto quello che vuole e non trovando niente che vuol fare.. proprio niente"



Queste frasi devo dire, mi hanno trafitto come una lama.. Il senso di oppressione, di una creatività immensa uccisa dalla routine e dai problemi della quotidianità che ti lasciano (se va bene) solo lo spazio per mangiare e riposarsi. Un potenziale enorme, inutilizzato, sprecato.. Incompreso. Un senso perenne di inquietudine.. Ma perchè?



La metafora è chiara, la società che ci stritola e non ci comprende, che "dovrebbe toglierci dalla circolazione" ci fà incattivire, ci rende aggressivi, arrabbiati.. In continua lotta con i nostri simili e col nostro ego riflesso nello specchio. "Qualcuno dovrebbe liberarci.. Qualcuno dovrebbe rimetterci nel fiume."

Lo so.. Niente di nuovo sotto il Sole, ma a volte capire Sè Stessi è più difficile di quanto si pensi.. Nemmeno lo specchio riflette ciò che SIAMO realmente. Ma è bello pensare che qualche energia particolare ci dia una mano ogni tanto, parlando tramite immagini e suoni non con noi, ma con la nostra Anima.

Simone aka Donnie.

sabato 24 gennaio 2009

Benvenuti al Fight Club - Parte II

PARTE I

Forse stavo sviluppando l'abitudine. Ci si può assuefa­re alle scazzottate e forse avevo bisogno di passare a qualcosa di più impegnativo.

E' stata quella la mattina in cui Tyler ha inventato il Progetto Caos.

Tyler mi ha chiesto contro che cosa combattevo in realtà.

Quello che dice Tyler dell'essere una merda e gli schia­vi della storia, così mi sentivo. Avevo voglia di distruggere tutte le cose belle che non avrei mai avuto. Bruciare le foreste dell'Amazzonia. Pompare clorofluoroidrocar­buri in cielo a mangiarsi l'ozono. Aprire le valvole nei serbatoi delle superpetroliere e svitare i tappi sulle piat­taforme petrolifere. Volevo uccidere tutti i pesci che non potevo permettermi di comperare e annerire le spiagge della Costa Azzurra che non avrei mai visto.

Volevo che il mondo intero toccasse il fondo.

Mentre picchiavo quel ragazzo, in realtà avrei voluto piantare una pallottola tra gli occhi di ogni panda in pericolo che si rifiuta di scopare per salvare la propria specie e ogni balena o delfino che molla tutto e va a spiaggiarsi.

Non vederla come estinzione. Prendila come un ridimensionamento.

Per migliaia di anni gli esseri umani hanno incasinato e insozzato e smerdato questo pianeta e ora la storia si aspetta che sia io a correre dietro agli altri per ripulirlo. Io devo lavare e schiacciare i miei barattoli. E rende­re conto di ogni goccia di olio di motore usato.

Tocca a me pagare il conto per le scorie nucleari e i serbatoi di benzina interrati e i residui tossici scaricati nel sottosuolo una generazione prima che nascessi.

Ho tenuto la faccia dell'angioletto come un bebè o un pallone da football nella piega del braccio e l'ho pestato con le nocche, l'ho pestato finché i denti non gli hanno segato le labbra. Poi l'ho pestato con il go­mito finché mi è cascato tra le braccia come un sacco. Finché sugli zigomi gli era rimasto solo un velo di pel­le nera.

Volevo respirare scarichi.

Uccelli e cervi sono uno stupido lusso e tutti i pesci dovrebbero galleggiare.

Volevo dar fuoco al Louvre. Spaccare gli Elgin Mar­bles a martellate e pulirmi il culo con la Gioconda. Que­sto è il mio mondo, ora.

Questo è il mio mondo, il mio mondo, e quelle perso­ne antiche sono morte.

E facevo colazione la mattina che Tyler ha inventato il Progetto Caos.

Volevamo liberare il mondo dalla storia.

Facevamo colazione nella casa di Paper Street e Tyler mi ha detto di immaginarmi di piantare ravanelli e pa­tate sul green della quindicesima buca di un campo di golf dimenticato.

Darai la caccia agli alci nelle valli boscose intorno alle rovine del Rockefeller Center e cercherai molluschi in­torno allo scheletro dello Space Needle, inclinato di quarantacinque gradi. Dipingeremo sui grattacieli le fi­gure di enormi totem e simulacri di divinità maligne e tutte le sere quel che resta del genere umano si ritirerà negli zoo abbandonati e si chiuderà a chiave nelle gab­bie per proteggersi dagli orsi e dai grandi felini e dai lupi che di notte passeggiano e ci guardano dall'altra par­te delle sbarre.

«Il riciclaggio e i limiti di velocità sono cazzate» ha detto Tyler. «E come uno che smette di scopare quando è sieropositivo.»

Sarà il Progetto Caos a salvare il mondo. Un'era gla­ciale culturale. Un secolo buio prematuramente indot­to. Il Progetto Caos obbligherà l'umanità a entrare in catalessi o in fase di remissione il tempo necessario alla Terra per riprendersi.

«Giustifica tu l'anarchia» dice Tyler. «Risolvila tu.»

Come fa il fight club con impiegati e commessi, il Progetto Caos disarticolerà la civiltà perché si possa fa­re qualcosa di meglio del mondo.

«Immaginati» ha detto Tyler, «a far la posta all'alce dalle finestre dei grandi magazzini tra file puzzolenti di splendidi abiti da sera e smoking che vanno in ma­lora appesi alle loro grucce, porterai indumenti di pel­le che ti dureranno fino all'ultimo dei tuoi giorni e ti arrampicherai per i rami grossi come tronchi del kud­zu rampicante che abbraccia la Sears Tower. Come Jack sulla pianta di fagioli, sbucherai dalla volta goc­ciolante della foresta e l'aria sarà così tersa che vedrai figure minuscole battere il granturco e disporre a es­siccare strisce di carne di cervo nella corsia d'emergen­za vuota di una superstrada abbandonata che si allun­ga, larga otto corsie e torrida ad agosto, per mille chilometri.»

Questo era lo scopo del Progetto Caos, ha detto Ty­ler, la completa e immediata distruzione della civiltà.

Che cosa viene dopo nel Progetto Caos nessuno lo sa salvo Tyler. La seconda regola è che non si fanno do­mande.

«Non comperate cartucce» ha detto Tyler al Comitato Aggressioni. «E giusto perché non abbiate a crucciarve­ne, sì, dovrete ammazzare qualcuno.»

Incendi. Aggressioni. Scherzi e Disinformazione.

Nessuna domanda. Nessuna domanda. Niente scuse e niente bugie.

La quinta regola del Progetto Caos è che bisogna fi­darsi di Tyler.


- Chuck Palahniuk "Fight Club"






With your feet in the air and your head on the ground
Try this trick and spin it, yeah
Your head will collapse
If there's nothing in it
And you'll ask yourself

Where is my mind..

martedì 23 dicembre 2008

Armonia nella Mente

Quando la nostra mente è in armonia, anche se questa di sicuro è una rarissima eventualità, noi ce ne accorgiamo dal fatto che non oppone resistenza a qualsiasi cosa svolga una relazione con essa. In questo caso, in verità non troppo frequente, la mente non reagisce e accetta di essere pervasa e impregnata di sensazioni derivanti da suoni, parole, rumori, percezioni visive, olfattive e tattili. Tutto ciò viene ad integrarsi in un aspetto unitario che dimostra e conferma che, la mente ed i contenuti che la invadono, sono della stessa natura. Tuttavia, la constatazione è possibile soltanto quando non è presente l’Io discriminante che, capriccioso e volubile com’è, decide sempre di preferire una cosa o il suo opposto, quindi accettando o rifiutando a suo piacimento. Quindi, nella maggioranza dei casi, quando l’Io è presente la mente reagisce con l’opporsi all’invasione dei fenomeni esterni che essa non accetta, specialmente nel caso che arrivino per cause karmiche indesiderate. In questo caso, nella mente subentra la disarmonia che è, appunto, rifiuto e desiderio di respingere, annullare ogni sensazione non voluta e non gradita.

Possiamo vedere perciò come, a seconda delle reazioni della mente, noi potremmo essere facilmente in pace o non esserlo affatto, potremmo assaporare la situazione di armonia o subire la situazione di conflitto interno. L’abile praticante Zen, che abbia imparato a conoscere la sua mente ha, come effetto di questa pratica indagatrice, il suo osservare ed osservarsi, che tende a stabilizzare la mente in una condizione di perfetta armonia con ogni cosa. Egli è consapevole che la sua mente (quindi egli stesso) per cause karmiche, è sottoposta a contatti ed intromissioni spesso indesiderate che, però all’atto pratico non risultano sostanziali, perché si volatilizzano già mentre sono all’interno della mente e, in definitiva, non lasciano alcuna traccia permanente. Così egli scopre che la mente, nella sua vera essenza, è uno spazio che si riempie e si svuota secondo le circostanze: è una sorta di “Vuoto”, che però è momentaneamente riempibile di “Tutto”.

L’energia di cui è composta la mente è l’energia stessa dell’Universo, che ci permette di cogliere l’energia delle cose, composte dalla stessa energia della mente. Se la mente non fosse “pura energia”, noi non saremmo consapevoli di nulla, né potremmo avere reazioni di sorta nei confronti di ciò che la invade e la penetra. Non avremmo reazioni di gradimento né di rifiuto al punto che, quando in noi non c’è più l’energia della mente, siamo ormai morti e diventati cadaveri.

Nello studio della mente, ci prepariamo a conoscere la natura dell’esistenza e, al contrario di quando non stavamo praticando la meditazione, diventiamo totalmente incuriositi e interessati, non più al “mondo di fuori” ma soprattutto a quello, segreto e misterioso, che definiamo “interiore”. Perciò la nostra partecipazione alla vita diventa una specie di partita a tennis: un “trovarci ad essere” di qua e di là con uno scambio continuo e diretto tra l’esperienza vissuta e colui che la sperimenta. Cominciamo a renderci conto che questo spazio vuoto della mente è la nostra stessa esistenza, è proprio la nostra persona che, non appena rinuncia alle difese precostituite dell’Io, non ha più interesse ad opporre resistenza all’andirivieni delle cose. Allo stesso tempo prendiamo coscienza che il karma non è altro che il dispiegamento obbligato degli eventi sequenziali delle precedenti “volontà” e desideri della mente.

In ogni caso, se la mente non fosse quel famoso spazio vuoto composto di energia trasmittente e ricevente, non sarebbe possibile neanche la sperimentazione del karma, inteso come effetto di ricezione delle onde dell’energia che sono state attivate. Si può dire che la mente, creatrice e fruitrice di tutto ciò che le accade, è contenitore e percettore dei contenuti, che hanno possibilità di “essere” proprio per il fatto che essa è spazio ed energia. Di conseguenza, ripetendo all’inverso il discorso fatto, ci rendiamo conto che NULLA potrebbe esistere senza una mente che l’accolga, nessuna cosa potrebbe mai manifestarsi “all’esterno” se la mente non potesse averne esperienza. Quindi, tutto ciò che esiste, è MENTE, è solamente mente, e come potrebbe la mente opporsi e rifiutare la mente, cioè sé stessa? Sarebbe come se lo spazio rifiutasse se stesso e non concedesse spazio allo spazio. Una cosa assurda, impensabile…

Allora cos’è la Mente? È la causa prima di tutto l’esistente, il primo Autore dei sette giorni della Creazione, l’Essere e l’Avere di tutti i fenomeni, l’Io e gli oggetti dell’Io, intesi come tutto ciò che sembra essere altro dall’Io. Bisogna capire profondamente queste dichiarazioni, altrimenti lo studio della mente è soltanto una mera e sterile operazione concettuale. Così come un primordiale computer collegato alla rete, la mente individuale è connessa a tutte le altre menti che, a loro volta, sono unificate e comprese nell’unica energia del web metafisico. Per il fatto che la mente <è> pura esistenza, essa ha la possibilità di manifestare e cogliere tutto ciò che esiste e, contemporaneamente essendo in costante contatto con tutta l’energia “vivente”, ha la possibilità di pervadere ed essere pervasa da questa massa frammentata di altre menti. Comprendendo questo, la domanda “Cos’è che esiste veramente?” parrebbe superata dalla consapevolizzazione della reciproca interdipendenza tra la mente ed i fenomeni. È un po’ come farsi la classica domanda “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”, a cui non si può certo rispondere in modo concettuale.

In verità a queste domande di profondo ordine metafisico, che però riguardano la realtà delle cose così come ora noi le percepiamo e le utilizziamo, non vi è risposta. Non è possibile rispondere in termini scientifici, con un preciso diagramma che convalidi le teorie. Ogni nostra risposta, data senza esperienza diretta, è sbagliata o incompleta. Le risposte non possono essere solo due, si o no: le risposte concettuali possono essere migliaia e tutte saranno sicuramente non esatte. Ogni nostra impressione momentanea, e quindi fugace e mutevole, è una risposta concettuale, perciò sbagliata.

L’unica risposta giusta è la conoscenza e l’esperienza diretta di tutto il funzionamento mentale. La conoscenza diretta non può essere assunta per ragionamento né può essere partecipata estraneamente con informazioni indirette. Quando meditiamo, quando facciamo appunto spazio nella mente eliminando gli oggetti che l’avevano invasa durante la giornata, stiamo avendo l’occasione per l’esperienza diretta. Vediamo che, in realtà, gli oggetti incamerati si mettono da parte da soli, spontaneamente con la stessa facilità con cui erano entrati. Nello spazio mentale, gli oggetti non ricoprono una dimensione fisica: essi sono soltanto “pensieri”. Perciò tutto quello che ci è successo durante la giornata, in definitiva si trasforma, si polverizza, perché è sempre stato “soltanto pensiero”. Il nostro vivere tutti gli avvenimenti con l’ostinata idea di “oggettività”, fa sembrare questi pensieri come cose reali, tuttavia durante la meditazione ci accorgiamo che essi possono sparire, almeno temporaneamente. E tutto si converte nuovamente in spazio vuoto, tutto ritorna ad essere energia che fluisce e rifluisce in e da questo “spazio vuoto”. Questa è la testimonianza diretta del reale svolgimento e funzionamento armonico della mente.

Le persone ordinarie da tempi senza inizio hanno perso di vista la natura della Realtà e non conoscono più la “Natura di base” della mente, che è la stessa identica cosa. Fissandosi arbitrariamente sulle qualità apparenti di ogni tipo di oggetti, le persone non coltivano la consapevolezza della natura effimera di essi, facendo sorgere così nella loro mente-cuore pensieri di odio e di amore. A causa di questi pensieri di odio ed amore, il recipiente mentale si incrina e perde energia vitale. E’ esattamente così che, nella mente, sorgono di conseguenza pensieri di nascita e morte. Essendovi l’idea di nascita e morte, nella mente delle persone compaiono tutte le forme di sofferenza. Questo sta a significare che l’iniziale armonia naturale della mente, a causa della facoltà indiscriminata di emettere pensieri non consapevolizzati da parte degli individui ordinari, si è trasformata in conflitto e disarmonia.

Allora qual è il sistema per far ritornare la mente alla sua funzione originaria? Qual è la Via per la restaurazione del Nirvana? La meditazione Ch’an è sicuramente una di queste Vie, uno dei migliori sistemi per il reintegro dell’energia purificata nella mente degli esseri umani. Essa è la Via per arrivare a comprendere che, noi stessi, la nostra mente originaria è “già” il Nirvana! In quanto il lavoro di pulizia mentale richiede la sistematica eliminazione, per mezzo della vera comprensione, della errata attribuzione individuale di cui ci investiamo, cioè dell’Io. L’Io è semplicemente uno strumento occasionale della nostra apparente idea personale, ed ha diritto di esistere e funzionare esclusivamente per questo scopo e non per condizionarci alla convinzione di essere realmente quella identità. L’attaccamento all’Io, che dovrebbe avere soltanto una funzione relativa e contingente, spinge la nostra mente a credersi una Identità permanente e separata. Questa illusione pericolosa produce la nascita e la morte, l’amore e l’odio, il piacere ed il dolore, insomma la dualità nelle forme conosciute come bene e male.

Nel “Sutra del Re della Mente” si afferma che la vera quddità (cioè il modo reale di esistenza di tutte le cose) ovvero la Natura di Buddha, è sommersa inconsapevolmente nell’Oceano Samsarico delle cause e delle condizioni (il Karma). Quindi la Reale Natura, cioè il modo reale di esistenza di tutti noi, di tutte le cose e dello spazio vuoto in sé, è immersa nel condizionamento illusorio della mente a credersi un Io. La Natura della Mente, a causa del condizionamento illusorio, si trova a “bagnomaria” nei desideri egoistici di erudirsi, acquisire continue esperienze mondane, ottenere ripetuti benefici temporali. Non avendo perciò volontà ed interesse per la vera conoscenza della realtà, vale a dire per la natura originaria ed autentica delle cose, questa mente, immersa nel condizionamento della percezione sensoriale e ballonzolando ora qui ora lì nella nascita e nella morte, non ha il potere di sfuggire a questi effetti del karma.

E’ estremamente necessario sforzarsi per riesumare e preservare la natura fondamentale della mente, affinché i distruttivi pensieri arbitrari non sorgano, o non vengano ancora alimentati. In tal modo, gli atteggiamenti egoistici e possessivi diminuiscono fino a svanire e si potrà realizzare l’uguaglianza e l’unità tra la mente ordinaria e la mente originaria dei Buddha.

Di Aliberth.

sabato 27 settembre 2008

Grant Morrison

Pigliatevi un oretta e guardatelo tutto, ne vale la pena.. Sarebbe bello discuterne assieme.



Il link alla playlist.

http://it.wikipedia.org/wiki/Grant_Morrison
http://it.wikipedia.org/wiki/Invisibles

"La nostra realtà non è quella in cui crediamo di vivere: una razza di alieni, chiamati Arconti, da secoli manipola le vite degli esseri umani tramite l'influenza occulta della politica e dei mass media. A loro si oppongono gli Invisibili: una società segreta, anarcoide e sovversiva, che si batte da secoli per la libertà dalle strutture autoritarie e al controllo."

lunedì 1 settembre 2008

Osservare. Non schierarsi



Questo post sarà breve..

Bene.. Avete visto tutti quanti la confusione e il conflitto tra pensieri e convinzioni, che si è creato all'interno dell'ultimo post. Qual'è il motivo secondo voi? Provate a pensarci.. Eppure ne abbiamo parlato molte volte.. La dualità.

"La vita se conosciuta, dissolve i conflitti, perchè elimina la loro causa, la divisione utile agli intermediari. Tra l' uomo e Dio ci sono le religioni, tra 'conoscenza' e vera realtà, scuola e accademie, tra l' essere umano ed il suo corpo, medicine e farmaci, tra individui e collettività, politici e media, tra spirito e materia, il vuoto.

Il vero dio, l'Uno, di cui possiamo essere cellule, il tutto che evolve, si rigenera e non genera divisione."

- Vittorio Marchi "La scienza dell' Uno"

L'emozione umana, la razionalità sono entrambe necessarie per comprendere al meglio noi stessi e quello che ci è intorno, ma al contempo limitano una visione critica di ciò che si sta osservando; da ciò nascono scuole di pensiero, chiese, religioni, culti.. Tutti schierati PER QUALCOSA e/o CONTRO qualcuno. L'equilibrio, l'armonia, il bilanciamento emozionale e razionale diventano determinanti in questo momento per non farsi prendere dalla voglia di schierarsi con un idea o un' altra. Non giova a nessuno. Tanto meno a noi stessi.

Parliamo di come sarebbe meglio procedere per innalzare di un gradino la consapevolezza. Cito da un utente di uniterismo:

Non dobbiamo far scorrere via i brutti pensieri e conservare i buoni, ma osservare entrambi con la calma interiore di un critico.. è perciò più di un ironizzare sugli sbagli e colmarsi della beatitudine dei momenti positivi. Ciò provocherebbe uno scompenso dalla parte dell'attività luciferica, in quanto così facendo si bloccano tutti gli impulsi ahrimanici.
Osservando se stessi "al di là" di gioia e dolore sperimentandosi oltre la "sensazione di sè" si trova il nostro IO. Rivivendo i momenti belli ed escludendo quelli brutti come osservatori, anche pur imparziali, si rimarrà vincolati alla natura egoica.

[ ... ]

Un esercizio semplice ed attuabile a tutti i livelli dello sviluppo interiore consiste nell'osservare la porpria vita come se appartenesse ad un altro. Gioie e dolori non devono esser sentiti come nostri, bensì osservati con la calma interiore propria di una visione generale.Quando siamo sotto un onda marina ci sembra sempre più grande, poi saliti su un altura vediamo che era meno poderosa. Allo stesso modo le nostre sensazioni sono ingigantite dalla nostra personalità. I dolori vanno "osservati" e così pure le gioie.
La nostra vita va solo così CONSIDERATA senza il minimo assenso o disprezzo della nostra anima.
Ciò induce una lievissima sensazione di sicurezza interiore che non è facile udire.Ma praticata con assiduità può dare ottimi risultati per il conseguimento di una calma che non ha superato felicità e tristezza ma le ha strumentalizzate, le ha vinte come sensazioni.
Come vedete, escludendo ogni forma di giudizio, di presa di posizione, di "estremismo concettuale" ed osservare semplicemente.. Può portare a grandi cose. Eliminiamo quindi le nostre incomprensioni.. Abbiamo poco tempo ormai, non possiamo permetterci di attaccarci l'un l'altro. Abbiamo ripugnato tutti quanti il dogma della fede nella chiesa di Roma (almeno molti di noi..) per abbracciarne un altro. Il nostro. O quello di qualche bloggers. Siamo sinceri con noi stessi. Osserviamo, togliamo l'ego da davanti i nostri occhi e osserviamo.

martedì 29 luglio 2008

Vincere nel sottile

Ogni persona vive un livello di coscienza in base al bagaglio delle esperienza vissute. Il grado della coscienza dipenderà anche dalla qualità delle esperienze, per esempio: vere, immaginarie, false.

La somma delle esperienze vissute genera una realtà, insieme di pensieri che realizzano una precisa realtà fisica in cui una coscienza unificata può determinare lo scopo di un’intera esistenza.

Lo scopo della vita è alterabile e in ogni istante può essere modificato da fattori esterni. Influenze subite nel sottile da parte di un soggetto che ancora non ha trovato il proprio centro di consapevolezza, cioè quel punto stabile e non variabile che realizza la personalità e lo scopo della propria esistenza.

Come cambiare la propria realtà? Come cambiare se stessi? Gran parte delle cose che vengono svolte sono basate sull’impulso di un pensiero, pensiero che genera azione e azione è sinonimo di alterazione della realtà. Il pensiero interagisce non solo sulla materia, ma anche sul pensiero collettivo della materia, che è anche sottile. Pensieri, emozioni, materia, influenze… tutte hanno una intelligenza autonoma.

Ogni intelligenza vive su un piano di coscienza differente, realtà o meglio dire dimensione. Queste differenti dimensioni sono a disposizione di tutti, per comprendere quel meccanismo che modifica la realtà. Entrare nell’ottica di una multi-dimensione vera e propria, mettendo da parte per un’attimo il proprio concetto di fede, permette una riprogrammazione della propria coscienza.

Ovviamente pensieri negativi consumano l’uomo, la realtà che ci circonda e così anche la terra. Accedere alla riprogrammazione della realtà è possibile, grazie all’illusione stessa che ci fa comprendere che non esiste una sola dimensione fatta di pensieri ed azioni, ma anche fatta di tempi, tempo che vive all’interno dell’uomo, della terra e della realtà circostante.
Connettersi al tempo…alla sorgente dell’Essere, entrare dentro se stessi e fermare le influenze esterne per riprogrammare la propria energia e la propria realtà per poter vivere non solo pienamente consapevoli lo scopo della propria esistenza, ma anche per avere una qualità di tempo migliore nella realtà fisica, terrena e collettiva.

Il flusso dell’Uno:

Concepire il concetto d’unità, nel senso che un individuo nell’applicazione al lavoro energetico realizza nell’immediato una connessione su più livelli di coscienza. Unità che si manifesta interagendo tra chi agisce spiritualmente e chi passivamente attende inconsciamente quel impulso di crescita che riconduce all’Uno stesso. La luce, “batteria dell’essere” necessita di costante ricarica e se adeguatamente utilizzata permette l’evoluzione sui piani di coscienza, realtà fisiche e sottili, ma non solo anche realtà parallele “sconosciute”.

Connettersi alla propria batteria significa aver trasceso, abbandonato e trasformato radicalmente la visione della realtà fisica duale, ed aver assimilato tramite l’Uno il fatto di esserci…esserci e essere, sia nel fisico e sia nello spirito.
Il servizio nella attuale realtà avverrà quindi naturalmente, perché disinteressato dalla dualità, ma principalmente perché l’uomo è ricondotto all’ Io, all’Uno, alla propria batteria che richiama il veicolo fisico a quel particolare termine che si traduce in ESSERCI, esserci dunque per emanare il flusso dell’Uno.

Dharmalibero

lunedì 21 luglio 2008

Benvenuti al Fight Club



Come già avvenuto in precedenza per Rocky, mi accorgo che rivedere o rivivere film o emozioni non è la stessa cosa di qualche anno fà. Leggendo stamattina l'articolo dell'ottimo naa'ray una valanga di flash ha invaso la mia mente, cosicchè ho preso immediatamente il DVD del film nel titolo e l'ho riguardato sotto una luce diversa. Con consapevolezza diversa.

L'intera opera infatti non è nient' altro che una metafora per raccontare la lotta tra l'essere umano contro il proprio ego.

Guardandolo mi è apparso chiaramente come il protagonista abbia percorso passo dopo passo quel sentiero che tutti noi, volenti o nolenti abbiamo imboccato tempo fa e che tutt'ora percorriamo, a volte in salita a volte in discesa ma da dove alla fine (almeno nel film) il nostro nuovo IO verrà fuori, l' ego eliminato e lo stargate verrà aperto.

Più volte mi sono chiesto perchè deve essere così maledettamente difficile varcare quella soglia, perchè questa strada è così irta di ostacoli, perchè questa malinconia e sofferenza che ci soffoca dentro? Perchè tutti noi ne portiamo gli stessi sintomi e proviamo le stesse cose? Mi rendo conto solo ora, dopo aver visto il film, che quel malessere interiore che proviamo, quella guerra interminabile tra la nostra mente (ego) e il nostro cuore che ci lascia così sfiancati, demoralizzati.. Non è altro che un insenatura indispensabile da percorrere per poter poi vedere cosa cè al di là del velo che leggero compre i nostri occhi. Ed è spiegato (e celato :o) ) in maniera eccellente nel film, come vedremo più avanti.

Ma cominciamo dal principio.

Il protagonista è il classico uomo medio dell'era moderna, tutto lavoro e niente svago che reprime i propri istinti basilari a causa della società consumistica del XX° secolo.


Una volta leggevamo pornografia, ora siamo passati ad arredomania.


Ma la sua Anima comincia a ribellarsi, a manifestarsi nella sua vita, a lanciare segnali all'individuo che la opprime e non la lascia libera di ESSERE. E lui infatti non dorme più, soffre di insonnia.. Questo è il primo segnale:

"Quando soffri di insonnia non sei mai realmente addormentato e non sei mai realmente sveglio"

Il percorso è iniziato, Egli non è più addormentato, ma allo stesso tempo non è ancora Sveglio. Ma a questo punto, se non si entra in contatto con noi stessi, col nostro Sè, Spirito, Anima, chiamatelo come volete, si rischia di rimanere in quel limbo, in quell' insonnia. Condizione in cui versa la maggior parte della popolazione umana:

Con l'insonnia nulla è reale. Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia...

Il protagonista comincia quindi a cercare delle soluzioni, prima fra tutte il medico ovviamente che questa volte invece di dargli pillole, lo invita a rilassarsi e frequentare dei gruppi di sostegno per capire cos'è veramente la sofferenza. In questi gruppi si accenna anche alla meditazione e all'apertura dei chakra.

"Ogni sera morivo, ogni sera nascevo di nuovo. Resuscitato"

La cosa però non risolve del tutto la situazione. C'è bisogno infatti di incontrare veramente se stessi e nel film è proprio ciò che avviene.

Come per tutti, l'incontro col nostro Sè non avviene per caso anche se le circostanze portano a farci pensare il contrario. Può essere un libro letto "per caso", un discorso "a caso" fatto con un amico o conoscente. Un articolo letto "per caso". Nel film l' incontro del protagonista col proprio Sè avviene simbolicamente "per caso" su un aereo.


Scorrendo la pellicola, subito dopo l'incontro con Tyler, il protagonista (il nome non viene mai citato..) scopre che il suo appartamento è esploso

(ma in realtà più avanti si scoprirà che è stato lui stesso, incosciamente a farlo esplodere quando era nei panni di tyler)

"Diglielo, il liberatore che ha distrutto la mia proprietà, ha riallineato le mie percezioni"

distruggendo tutto quello che possedeva, che poi in fondo erano solo oggetti. L'attacco al consumismo è molto forte in questo film.

Cosa che Tyler non manca di far notare al protagonista:


Una volta liberatosi di ogni bene materiale, tyler comincia ad addestrarlo al combattimento, l'analogia sta tutta qui e si ritrova in ogni citazione del film che per il più delle volte passano inosservate e inascoltate:

"Dopo la lotta ogni altra cosa nella vita si abbassava di volume. Potevi affrontare tutto!"

"Quanto sai di Te Stesso se non ti sei mai battuto?"



Una volta cominciata la lotta contro il proprio ego, si entra in uno stato diverso di consapevolezza, in questo stadio perdiamo il "contatto" con la gente vicino a noi, questa gente ci vede cambiati, distanti, ci guardano in maniera diversa, in poche parole non ci riconoscono più ed è inevitabile venire allontanati.


Ma allo stesso tempo, per legge di attrazione attiriamo a noi persone che vibrano alla nostra stessa maniera, il simile attrae il simile, la coscienza collettiva si espande.

"Ma ogni sabato sera scoprivamo qualcosa, scoprivamo sempre di più che non eravamo soli... Era davanti gli occhi di tutti, Tyler ed io l'avevamo solo reso visibile, era sulla punta della lingua di tutti, Tyler ed io gli avevamo solo dato un nome."

Nasce il Fight Club.


Ma il travaglio interiore non finisce, anzi, aumenta di portata man mano che ci accorgiamo delle nefandezze di questa realtà e dell'indifferenza delle persone verso il male che il più delle volte esse stesse procurano. Noi non possiamo rimanere indifferenti e la nostra Anima ne risente e soffre, ma è un viatico necessario per compiere questa evoluzione. Per non rimanere automi indifferenti davanti ai tg.

Il sapone, credo rappresenti simbolicamente il nostro cammino interiore, fatto di [in]sofferenza, verso e per noi stessi, verso e per gli altri. La nostra guerra interiore, la nostra difficoltà nella "vita reale".

Il primo passo fatto dal protagonista del film, Edward Norton, che rappresenta nella pellicola il vecchio IO, è quello di sottoporsi (costretto dal suo Sè superiore, Brad Pitt) al dolore 'fisico', un' ustione da sostanze chimiche. Guardate il video:



A questo punto il primo decisivo passo è stato fatto, la consapevolezza del protagonista cresce e con la sua quella di tutti i membri del fight club:


Cominciano a nascere fight club nelle città vicine (la coscienza si espande) e da qui prende vita il project mayhem, una specie di associazione volta a distruggere le fondamenta sulle quali è basato il sistema (nwo?). Nel project mayhem, l'individualità viene eliminata, nessuno ha più un nome, ne una personalità, tutti vestiti allo stesso modo. Tutti quanti diventano UNO.

Scoperta la propria doppia personalità il protagonista fa di tutto per sventare i piani del project mayhem. Arrivato a scontrarsi col proprio alter-ego lo elimina facendo così nascere il nuovo Io, finalmente coscente e consapevole, Illuminato.

Noi abbiamo creato il nostro Fight Club.



Desidero ringraziare naa'ray per l'ispirazione che continua a donarmi.

Articoli correlati:
La macchina cosmica, l'Io, le torri gemelle e i 7 "Chakra Capitali"
L'Illuminazione cosmica


domenica 20 luglio 2008

Il Senso della Vita - Ego ed Emozioni


"Né io, né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l'importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti... così sei un vincente!"

Da appassionato cinefilo, ho sempre considerato la serie di "Rocky" molto più che semplice intrattenimento. In ogni film si trovano frasi, parole, situazioni che aiutano a capire meglio noi stessi ed il modo di affrontare la vita. A molte di queste ho addirittura estratto l'audio e le ascolto constantemente come sprono per andare avanti nei momenti difficili di questa esistenza.

Il "Fato" ha voluto che cercando su youtube alcuni spezzoni dell'amato Stallone Italiano mi sono imbattuto in una scena che avevo sempre visto e considerato splendida, ma di cui non e avevo ancora capito il significato profondo. La lotta costante tra la nostra Anima e il nosto Ego. Argomenti quindi ancora più profondi di quelli che trovavo prima che la lampadina s'accendesse.



Come vedete basta avere pazienza e fiducia in se stessi, ogni tassello del puzzle troverà da solo la propria posizione.

Un abbraccio sincero. Donnie.